Giochi in giardino, I. Matabei
Spettacolo di marionette, Kyomasu

Forma d'arte fondamentalmente popolare (propriamente: "pittura del mondo fluttuante"), sorta sullo sfondo delle trasformazioni sociali e culturali dell'epoca Tokugawa e aderente agli ideali della nascente borghesia, l'ukiyo-e, l'arte delle stampe popolari, fu di larga diffusione e di facile accessibilità, con il suo ricco repertorio di immagini ispirate alla bellezza femminile, ai quartieri riservati delle case di piacere, al teatro kabuki, a scene di genere, a vedute di paesaggio, a temi familiari, ecc. Le prime stampe xilografiche di gusto ukiyo-e furono elaborate nel sec. XVII sotto forma di illustrazioni per libri; successivamente, prima in bianco e nero e poi a colori, la stampa si affermò come mezzo espressivo autonomo, i cui sviluppi stilistici e tecnici maturarono in un arco di tempo compreso tra il 1660 circa e il 1765, epoca in cui si diffuse la stampa policroma (nishiki-e).
Nel corso di questo secolo si definirono qualità stilistiche e componenti caratteristiche delle differenti scuole ukiyo-e, di cui i due ultimi più celebri artisti furono Hokusai e Hiroshige, che con le loro moderne vedute di paesaggio realizzarono un importante rinnovamento stilistico. Il periodo più alto dell'arte delle stampe giapponesi è compreso tra il 1765 e il 1800, epoca in cui furono attivi (dopo i grandi del passato come Harunobu, Masanobu, Sukenobu, ecc.) Katsugawa Shunsho, Utagawa Toyoharu, Isoda Koryusai, Torii Kiyonaga, Hosoda Eishi, Kitao Shigemasa e il grande Utamaro, l'artista giapponese al quale per primo in Occidente fu dedicata una monografia (pubblicata da E. de Goncourt nel 1891). La scoperta delle stampe giapponesi in Occidente, risalente alla metà del sec. XIX, esercitò un'influenza determinante sull'arte europea (dagli impressionisti ai nabis, fino all'Art Nouveau e oltre).
 

Nobile che si fa pettinare, Kwaigetsudo

Il termine ukiyo-e deriva da ukiyo, termine giapponese composto da uku, 'fluttuante', e yo, 'mondo'.
In ambito buddhista, il termine indicò il mondo inconsistente, effimero e in questo senso lo si ritrova frequentemente nel teatro 'no'. Nel sec. XVII assunse un significato nuovo e specifico e fu riferito più in particolare al mondo dei bordelli, i cosiddetti quartieri dei fiori, e, per estensione, a una certa sfera della società che frequentava appunto tale ambiente, la nuova classe borghese dei chonin (cittadini) che aveva in pugno l'economia del Paese, ma che molto sapientemente il governo controllava rifiutando a essi tutti i diritti civili e relegandola all'ultimo rango della scala sociale.


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